Orbit Orbit: Caparezza tra musica, spazio e immaginazione

Dopo quasi tre anni dall’ultimo lavoro, Caparezza torna con Orbit Orbit, il nono album della sua carriera. Michele Salvemini, artista da sempre fuori dai canoni del rap italiano, si conferma ancora una volta sui generis: un musicista che utilizza il rap, ma sempre distante dai circuiti underground e dalle logiche dell’hip hop classico, contaminando da sempre i suoi lavori con elettronica e suoni sperimentali.

Un album invendibile… ma bellissimo

In Orbit Orbit il rap tradizionale viene praticamente abbandonato: la struttura classica della canzone e le sonorità commerciali sono bandite. Il risultato? Un’opera che sembra più una lirica contemporanea o un musical spaziale che un disco musicale nudo e crudo. Ed infatti come sappiamo viene accompagnato dal suo “libretto”. Che nel caso di Capa è un fumettone bello corposo realizzato con Bonelli. In ogni traccia, la strumentale funziona come colonna sonora, il parlato oscilla tra voce narrante e rumori di scena, creando un’esperienza fuori tempo, fuori moda, quasi vintage. Un po’ come il Dune di Lynch rispetto al blockbuster di Villeneuve. Un lavoro coraggioso, intellettualmente stimolante. Costruito con audacia da un artista come Caparezza, ma impossibile per un emergente senza rischiare il biasimo della critica. Senza mezzi termini: se questo disco fosse stato di un esordiente o di un nome che non vende al solo titolo di uscita come Caparezza, non sarebbe mai stato pubblicato. Sarebbe rimasto nel cassetto o in qualche traccia autoprodotta su Youtube.

Cesura con il mito di Caparezza

Questo album rappresenta una cesura netta con l’immagine di Caparezza come autore e performer pubblico. Nonostante ciò, Orbit Orbit è affascinante e lascia spazio a mille interpretazioni. L’accompagnamento visivo di 250 pagine di immagini – costose ma evidentemente imprescindibili – amplia ulteriormente il senso di questo progetto, trasformando l’ascolto in un’esperienza multidimensionale. Non che Capa sia al suo primo Concept, ma questa uscita non è un fonolibro o una storia raccontata: è la colonna sonora di un’opera che va vista. E che ha poco a che fare con l’attualità ed il pubblico. Parla del dentro del personaggio Caparezza.

Tra introspezione e rinuncia al suono

” è il primo disco che voi sentirete meglio di me”

Il disco sembra mostrare il cantante Caparezza che si confronta con limiti fisici e artistici: dagli acufeni al rischio di perdita dell’udito. L’artista Salvamini quindi vuole approdare a un’arte sempre più visiva e concettuale. Orbit Orbit è in tal senso meno un ritorno al futuro e più un riapprodo passato. Un dare voce al Michele bambino, amante dei fumetti e delle narrazioni visive, che evidentemente il cantante Caparezza aveva sovrastato. Sembrava essere votato ormai solo alla musica, quando è incappato nei problemi fisici all’udito che più volte ha raccontato. Ma racconta anche che dopo la prima fase di depressione, è riuscito a rinascere, come ha descritto lui stesso nell’album precedente Exuvia. E rinascita forse significa che l’artista non si ferma al suono laddove il cantante Caparezza era intrappolato. Ma vola oltre, amplia, esagera.

Conclusione

Pur essendo complesso e meno immediato, Orbit Orbit conferma l’artista unico che è Caparezza, capace di sfidare le aspettative e di creare un’opera che richiede più ascolti, riflessione e apertura mentale. Un album che può dividere, ma che di certo lascia un segno nella sua discografia, un viaggio spaziale tra musica, parole e immagini. Il disco è oltremodo affascinante e lascia spazio davvero a mille fantasie. In attesa di poter vedere le moltissime tavole che lo accompagnano, che costano però più di 25 euro, ci lasciamo con l’augurio che Capa possa trarre da questo album anche una rivisitazione musicale. Magari più omogenea e compatta, meno visuale e magari anche più ancorata al suono cui ci ha abituato. Insomma una versione per chi ascolta e basta. Ma possiamo capire l’indirizzo dell’artista che sta vivendo la sua rinuncia al suono per approdare all’arte che sia più vasta del solo udito.


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