Giornata dell’ozono 2026: cambiano i mestieri del freddo

Per chi frequenta i corsi professionali Formalba tra i 14 e i 18 anni o i percorsi GOL della Regione Lazio, l’evoluzione di refrigerazione e climatizzazione mostra perché competenze tecniche e aggiornamento siano sempre più importanti.

La Giornata dell’ozono 2026 non riguarda soltanto l’atmosfera. Riguarda anche frigoriferi, celle refrigerate, condizionatori e pompe di calore: tecnologie quotidiane che stanno cambiando insieme alle sostanze utilizzate, alle regole europee e al lavoro dei tecnici.

La denominazione ufficiale è Giornata internazionale per la preservazione dello strato di ozono. L’Assemblea generale dell’ONU l’ha proclamata nel 1994, scegliendo il 16 settembre per ricordare l’adozione del Protocollo di Montreal del 1987.

Il tema 2026, indicato dal Segretariato dell’ozono dell’UNEP, è “Azione globale per un pianeta più fresco”. La campagna celebra anche i dieci anni dell’Emendamento di Kigali, approvato nel 2016 per ridurre progressivamente gli idrofluorocarburi, o HFC.

Giornata dell’ozono 2026: un risultato ancora in corso

Lo strato di ozono protegge la vita assorbendo gran parte delle radiazioni ultraviolette più dannose. Per decenni è stato impoverito da sostanze impiegate anche nella refrigerazione, negli aerosol e nelle schiume isolanti.

Il Protocollo di Montreal ha imposto la progressiva eliminazione delle sostanze che riducono l’ozono. Secondo la più recente valutazione scientifica coordinata da UNEP e Organizzazione meteorologica mondiale, mantenendo le politiche attuali lo strato potrebbe tornare ai valori del 1980 intorno al 2040 nella media quasi globale, al 2045 sull’Artico e al 2066 sull’Antartide.

Non sono date garantite. Si tratta di proiezioni condizionate al rispetto degli accordi, mentre variabilità meteorologica, cambiamento climatico ed emissioni non previste possono influenzare i risultati. La ripresa osservata dimostra però che decisioni internazionali, controlli e innovazione industriale possono produrre effetti misurabili.

Perché oggi si parla di raffreddamento sostenibile

Molti HFC introdotti per sostituire le sostanze dannose per l’ozono non compromettono direttamente quello strato, ma possono avere un forte effetto sul clima. L’Emendamento di Kigali ne prevede quindi la diminuzione graduale.

La valutazione scientifica del 2022 stima che la piena applicazione dell’emendamento possa evitare tra 0,3 e 0,5 °C di riscaldamento globale entro il 2100, senza considerare il contributo dell’HFC-23. È una previsione modellistica, non una riduzione già ottenuta.

Refrigerazione e climatizzazione restano necessarie: conservano alimenti e medicinali, proteggono le persone dal caldo e supportano attività produttive. La sfida consiste nel ridurre perdite e consumi, recuperare correttamente i gas e adottare tecnologie con un impatto minore.

Le regole europee cambiano impianti e manutenzione

Il Regolamento europeo 2024/573, applicabile dall’11 marzo 2024, rafforza la riduzione dei gas fluorurati. La Commissione europea indica come obiettivo l’eliminazione delle quote HFC nell’Unione entro il 2050, accompagnata da nuovi divieti e obblighi più severi contro le emissioni.

La trasformazione non consiste semplicemente nel sostituire una bombola. Negli stessi ambienti possono essere presenti impianti più vecchi, miscele a basso potenziale di riscaldamento e refrigeranti alternativi come anidride carbonica, ammoniaca o idrocarburi.

Ogni soluzione presenta caratteristiche operative e di sicurezza differenti. Per questo installazione, assistenza, controllo delle perdite, recupero e dismissione devono essere affidati, nei casi previsti, a persone certificate o adeguatamente qualificate. La normativa disciplina anche registrazione degli interventi, prevenzione delle dispersioni e gestione del refrigerante a fine vita.

La nuova certificazione amplia le competenze

Il Regolamento di esecuzione UE 2024/2215 ha ridefinito i requisiti minimi per la certificazione nelle apparecchiature fisse di refrigerazione, condizionamento e pompe di calore. La preparazione richiesta si estende ai refrigeranti alternativi e comprende prove teoriche e pratiche.

Il cambiamento è confermato anche dalla stampa professionale di settore. Un approfondimento pubblicato da Refriexpo il 15 settembre evidenzia come il nuovo sistema richieda conoscenze su proprietà dei fluidi, pressioni, prevenzione delle perdite, recupero, strumenti e valutazione dei rischi.

Il Regolamento prevede inoltre aggiornamenti o valutazioni periodiche almeno ogni sette anni. Per i certificati rilasciati secondo la normativa precedente, il primo aggiornamento dovrà avvenire entro il 12 marzo 2029. L’organizzazione concreta del sistema dipende anche dall’adeguamento della disciplina nazionale.

Una transizione da affrontare con formazione pratica

Per un giovane, avvicinarsi a questi mestieri significa integrare meccanica, elettricità, termodinamica, lettura della documentazione tecnica e sicurezza. Servono anche precisione, capacità di diagnosticare un guasto e responsabilità ambientale.

Per un adulto in riqualificazione, le competenze già maturate nella manutenzione, nell’impiantistica o nell’assistenza possono costituire una base utile. Occorre però verificare quali qualifiche e certificazioni siano effettivamente richieste per la specifica attività.

Le nuove regole non garantiscono automaticamente un’occupazione. Indicano, piuttosto, che il mestiere del frigorista sta diventando più articolato e che l’aggiornamento non può essere considerato facoltativo.

Perché riguarda la nostra comunità

Formalba accompagna adolescenti nei corsi di formazione professionale e adulti nei percorsi di riqualificazione GOL della Regione Lazio. La Giornata dell’ozono offre un esempio concreto di come una decisione ambientale internazionale possa modificare strumenti, procedure e competenze professionali.

Non significa che Formalba organizzi necessariamente corsi specialistici sui gas refrigeranti. Significa che orientamento e formazione devono aiutare le persone a comprendere l’evoluzione dei mestieri, distinguere una qualifica di base da una certificazione obbligatoria e programmare aggiornamenti coerenti con il lavoro desiderato.

Proteggere l’ozono, dunque, non è soltanto una questione lontana: passa anche dalle mani preparate di chi installa, controlla e recupera correttamente un refrigerante.

Immagine di copertina

Suggerimento: fotografia realistica di un tecnico in formazione che controlla un impianto di refrigerazione o climatizzazione insieme a un formatore, utilizzando strumenti professionali e dispositivi di protezione coerenti. Evitare emissioni colorate, ghiaccio artificiale o rappresentazioni inesatte del “buco dell’ozono”.

Testo alternativo: “Tecnico in formazione controlla un impianto di refrigerazione insieme a un formatore.”

Fonti consultate


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